Perché Sgarbi non è Monelli e nemmeno Callegari
Qualche giorno fa in una mano avevo il bell’articolo di Loredana Pavanello, che pubblicheremo nel prossimo numero di Con i piedi per terra, dedicato alle battaglie in difesa dei Colli Euganei portate avanti alla fine degli anni ‘60 anche da Paolo Monelli sulle pagine del Corriere della Sera, e sullo schermo del computer uno dei tanti video con Vittorio Sgarbi che inveisce contro il sindaco di Due Carrare, per l’imbarazzante progetto di costruire un centro commerciale a pochi metri dal castello del Catajo. L’associazione, con conseguente confutazione, mi è venuta spontanea, accompagnata anche da un certo imbarazzo nel constatare quante cose non sono cambiate in cinquant’anni in questo territorio. Il tema infatti è sempre quello, il consumo della bellezza del nostro paesaggio, consumo certo, perché stiamo parlando di un valore non rigenerabile e dunque destinato ad andare definitivamente perso. Un tema che è sempre lì, uno scoglio insormontabile dall’intelligenza di questa terra e per questo finiamo sempre con lo sbatterci contro. Sempre. Almeno dagli anni Sessanta come ricorda Loredana nel suo articolo dedicato alle battaglie contro le cave di trachite alla fine degli anni ’60, o ancora prima se stiamo alle righe di un bellissimo libro recentemente curato da Francesco Selmin e dedicato a quell’Adolfo Callegari, intellettuale poliedrico, che già negli anni ’30 denunciava i gravi rischi che i Colli, e il loro patrimonio storico, stavano correndo a causa della non conoscenza del mondo euganeo.
Ecco il vero mostro: la non conoscenza, è lei la costante, il pericolo latente, che unita agli “appetiti” che di volta in volta si manifestano sotto forma di sfruttamento del “mondo euganeo” diventa scempio, offesa, paradosso. E il centro commerciale rappresenta l’ennesimo oltraggio, l’ennesimo, perché non ci sarebbe solo questo, non andrebbe ignorata nemmeno l’altrettanto aggressiva speculazione edilizia sui Colli, resa ancora più grave dall’assenza, che perdura tutt’ora, di un Piano Paesaggistico Regionale. A voler cercare le colpe della politica, dunque, dovremmo andare oltre la demonizzazione del sindaco di Due Carrare, come sta facendo Sgarbi. Il quale ha di certo il merito di aver catalizzato l’attenzione dell’opinione pubblica sul problema, ma creando un capro espiatorio nel primo cittadino, isolandolo nelle sue presunte responsabilità, otterrà l’assoluzione, sul piano culturale, di un territorio le cui colpe sono il vero tarlo per il patrimonio paesaggistico ed artistico.
E invece sarebbe proprio sul piano culturale che l’intervento di un intellettuale si riterrebbe fondamentale. Serve ancora che qualcuno insegni la belleza. Ecco, è in questo che Sgarbi non è assimilabile a Monelli o a Callegari. Le invettive dell’intellettuale arquatese erano rivolte a tutti coloro che non avevano saputo scoprire i tesori dei colli, “Non si rendono conto – scriveva – del patrimonio di arte e storia che hanno a portata di mano. Se penetrassero nel cuore dei colli, se si addentrassero anche nei più piccoli villaggi, si accorgerebbero che dovunque si incontra un monumento pregevole: una villa, un castello, una chiesa”. Possiamo dire che le cose sono cambiate? Che questo territorio ha consapevolezza di ciò che detiene? Paolo Monelli vedeva un ingiusto destino per i Colli, “questo paradiso – per dirla con le sue parole – che muore di lebbra”, e oggi la degenza sta continuando e probabilmente continuerà anche a prescindere dalle scelte del sindaco di Due Carrare. Il vero nocciolo della questione sta da un’altra parte, sta nella tutela dell’intero territorio, perché non è più possibile – cito testualmente le parole dell’amica Loredana nel suo articolo – ragionare intorno alla valorizzazione di un singolo bene culturale – monumentale, storico-artistico o quant’altro –, come se si trattasse di un fossile immerso nella contemporaneità, un oggetto isolato privo di relazioni con il contesto che lo circonda; è certo giunto il momento – pena la distruzione completa di un territorio segnato dalla storia e vocato alla vita – di considerare i beni collettivi nell’ottica di un piano di “conservazione programmata”. Conservazione e valorizzazione, questo è quello che veramente manca e che metterebbe a riparo la bellezza dall’arroganza, a patto che questa terra inizi a riconoscere il valore del patrimonio che detiene.

Foto di Battaglia Terme Storia







