L’evoluzione geologica del Veneto, una storia di 500 milioni di anni
Dai fondali di un basso mare che lambiva il grande oceano della Tetide a regione caratterizzata da lagune, fiumi, colli di natura vulcanica e montagne che superano i tre mila metri
Articolo a cura di Franco Colombara
Il territorio del Veneto occupa una superficie di 18.391 km2 ed è caratterizzato da una gamma di paesaggi diversi, determinati da altrettanti elementi geografici e morfologici. La regione si affaccia sull’alto Adriatico con circa 140 km di coste sabbiose, costellate da lagune e interrotte dalle foci di numerosi fiumi; il confine meridionale è contrassegnato dal più grande fiume italiano, il Po, mentre ad occidente comprende circa la metà del lago di Garda, il più grande lago d’Italia. Una vasta zona pianeggiante, la pianura Padano Veneta, occupa circa il 56% del territorio, nella parte meridionale. L’orografia è quanto mai complessa e articolata: una lunga dorsale costituita dagli Euganei, Berici e Lessini, si protende nella pianura, collegandosi al massiccio del Monte Baldo verso occidente e alle Prealpi Venete a settentrione. Le Prealpi Venete comprendono i Lessini, l’Altipiano dei Sette Comuni, il massiccio del Monte Grappa, il massiccio del Monte Cesen e, da questo, la catena montuosa che si estende fino al Col Visentin e alla parte meridionale dell’altipiano del Cansiglio. A sud delle Prealpi, tra il Marosticano e il Trevigiano orientale, si trova la fascia collinare pedemontana.
La regione si affaccia sull’alto Adriatico con circa 140 km di coste sabbiose costellate da lagune

Fu il veronese Giovanni Arduino (1714 – 1795), soprintendente alle miniere, ai beni inculti e all’agricoltura della Serenissima a dividere la storia terrestre nelle ere tuttora in uso nella letteratura scientifica mondiale
La zona più settentrionale della regione comprende un settore propriamente alpino, costituito dalle Dolomiti Bellunesi e dalle montagne del Comelico; tra le vette dolomitiche si registrano le maggiori elevazioni, che superano i 3000 m di altitudine (M. Antelao – il maggiore con 3264 m – M. Civetta, Tofane, M. Cristallo).
La serie stratigrafica del Veneto inizia con il complesso metamorfico basale, il cosiddetto basamento cristallino, di età paleozoica. Queste rocce affiorano limitatamente al Recoarese, all’Agordino e al Comelico. Segue quindi un complesso di rocce sedimentarie marine, di età compresa tra il Permiano e il Quaternario. La serie è chiusa dai depositi del Quaternario continentale, presenti nella zona montuosa nel Bellunese, nella media valle del Piave, e quindi estesi dal margine orografico su tutta la Pianura Veneta. La sequenza delle formazioni rocciose presente nel Veneto inizia dalla comparsa di fossili antichissimi – circa 500 Ma (milioni di anni) dal presente – e si chiude senza interruzione con i depositi attuali; è questa una circostanza molto fortunata che si verifica in pochi altri posti nel mondo. Non è un caso infatti se la suddivisione della storia terrestre nelle sue unità fondamentali è nata nel Veneto, ad opera del veronese Giovanni Arduino (1714 – 1795), soprintendente alle miniere, ai beni inculti e all’agricoltura della Serenissima. Egli divise la storia terrestre nelle ere, da lui dette ordini, Primario, Secondario, Terziario e Quaternario; si tratta di termini tuttora in uso nella letteratura scientifica mondiale. Con Arduino nasce, agli albori della Scienza Geologica, la geologia stratigrafica. Questa branca della geologia si avvale moltissimo dello studio dei fossili, poiché consentono la datazione delle rocce che li racchiudono e danno preziose informazioni sull’antico ambiente in cui sono vissuti.
Le rocce più antiche
Il basamento della serie stratigrafica del Veneto è costituito da un complesso di rocce metamorfiche, ovvero rocce originariamente formate da sedimenti argillosi e sabbiosi depositatesi in un fondale marino poco profondo e poi trasformati in scisti cristallini dalle enormi pressioni alle quali sono stati sottoposti da vari eventi geologici successivi. La loro genesi ci riporta all’inizio del Paleozoico, a più di mezzo miliardo di anni fa. In quell’era lontana la geografia della Terra era completamente diversa da oggi: quasi tutte le terre emerse costituivano un solo continente, chiamato Gondwana, che occupava l’emisfero australe. L’area veneta si trovava sul fondale marino poco profondo del suo margine settentrionale; più a nord si aprivano i fondali marini profondi dell’unico immenso oceano.

Valvenegia
I fossili del basamento cristallino sono molto rari poiché la maggior parte sono stati distrutti dai processi metamorfici, ma fortunatamente le recenti scoperte di organismi microscopici e di organismi marini macroscopici nei scisti cristallini dell’Agordino, unitamente a correlazioni con rocce fossilifere coeve della vicina Carnia, hanno consentito di datare con ottima approssimazione anche questa formazione.
Verso la fine del Paleozoico, circa 300 milioni di anni dal presente, nell’area attuale del Trentino, Alto Adige e Veneto, si sono verificati imponenti eventi vulcanici che produssero una serie di rocce che nel loro complesso vengono definite ”porfidi”, oggi ampiamente utilizzati per la pavimentazione delle strade.
Al tetto del basamento si trovano depositi continentali, rappresentati da arenarie rosse (sabbie e ghiaie poi impietrite), segno inequivocabile che il mare si è ritirato, ma solo per pochi milioni di anni, poiché sopra le arenarie si riscontrano rocce sedimentarie di origine marina; il mare ha quindi nuovamente sommerso la zona, con fondali poco profondi, come provano le testimonianze fossili.
L’oceano mesozoico della Tetide

Il supercontinente denominato Pangea che comprendeva tutte le terre emerse. Ai confini occidentali del vasto golfo oceanico della Tetide troverà spazio il futuro Veneto
Il Mesozoico inizia con il periodo denominato Trias circa 250 milioni di anni dal presente. La geografia della Terra è già profondamente mutata: si forma il supercontinente denominato Pangea che comprendeva tutte le terre emerse, non più confinato nel polo australe ma disposto secondo i meridiani. Un vasto golfo oceanico, detto il mare della Tetide, si spinge sempre più all’interno del continente; quello che sarà il futuro Veneto si troverà ai confini occidentali di questo mare. Alla fine la Pangea si dividerà nei due grandi blocchi continentali Gondwana e Laurasia, separati dalla Tetide. La zona dolomitica si troverà in una situazione di transizione, caratterizzata dalle condizioni ambientali di un arcipelago tropicale dove si depositavano i sedimenti che avrebbero prodotto le rocce calcaree e dolomitiche. Nel Triassico medio, circa 240 milioni di anni fa, si verificò una intensa attività vulcanica nell’area trentina e nei bacini finì una ingente quantità di depositi vulcanici, che si trovano quindi intercalati nella successione delle rocce calcaree.
I periodi seguenti il Triassico, Giurese e Cretaceo, nell’area veneta si riscontrano condizioni di mare profondo. Verso la fine del Mesozoico la Pangea è definitivamente frammentata e la configurazione dei continenti e degli oceani nelle grandi linee lascia intravvedere quella attuale, ma la nostra regione come tutta la penisola italiana è ancora sommersa dal mare.
La nascita delle Alpi
Le grandi catene montuose si formano in seguito allo scontro delle placche continentali, il fenomeno viene denominato orogenesi. La collisione tra Africa e Europa da cui nascono le Alpi si

l Trias superiore si rinvengono le conchiglie fossili di grandi molluschi bivalvi, i megalodonti. Di questo periodo sono anche le importantissime impronte e piste di dinosauri, sia erbivori che carnivori del Monte Pelmetto
sviluppa negli ultimi 80 milioni di anni. Alle soglie del Cenozoico, che inizia 66 milioni di anni dal presente, inizia a crescere la catena montuosa; riferendoci alle Dolomiti, le montagne ancora sommerse, si fratturano, si piegano e in falde separate vengono sospinte verso sud – ovest; questi processi hanno una durata di parecchie decine di milioni di anni. Nel Miocene superiore (25 milioni di anni fa) le montagne venete cominciano a sorgere dal mare e proseguono i fenomeni compressivi che portarono alla loro completa emersione. Il processo è ancora in corso, come dimostrano i frequenti terremoti che interessano la regione. Le nostre montagne attualmente si innalzano di un millimetro all’anno; questo innalzamento è pressoché compensato dall’abbassamento di valore quasi uguale dovuto agli effetti della lentissima ma incessante erosione.
Si forma la Pianura Padana
Durante il Pliocene (da 5,3 a 2,6 milioni di anni dal presente) l’attuale Pianura Padana era occupata da un largo braccio di mare che si estendeva fino al margine alpino e ricopriva buona parte dell’area dove proprio in quel tempo stava sorgendo l’Appennino. All’inizio del Quaternario, circa due milioni di anni fa, cominciò il processo di colmamento del grande golfo adriatico, a seguito di fenomeni alluvionali e fluvioglaciali. Il deposito di uno spesso materasso di materiali detritici – ghiaie, sabbie, limi – provenienti dalle Alpi e in minor misura dagli Appennini, ha portato quindi alla completa emersione della Pianura Padana.
I fossili del Veneto

Nel Giurese e nel Cretaceo abbondano le ammoniti, molluschi cefalopodi estinti, simili ai Nautilus attuali, che comunque erano presenti anche nel Trias
La lunga storia che abbiamo qui riportato per sommi capi si può leggere negli strati rocciosi come le pagine di un libro e i fossili presenti

Il giacimento più famoso, di importanza internazionale, è quello medio-eocenico di Bolca nei Monti Lessini
rappresentano un preziosissimo aiuto. Praticamente in tutte le formazioni geologiche i fossili sono presenti (però molto rari nel basamento) e sarebbe impossibile in questa sede elencare anche i principali. Ci limiteremo pertanto a qualche cenno sulle testimonianze fossili più particolari. Nel corso del Trias si sono formate la maggior parte delle rocce che costituiscono le Dolomiti; molte sono di origine marina e racchiudono i resti fossili degli organismi che abitavano quegli antichi mari. Del Trias superiore, nella dolomia, si rinvengono le conchiglie fossili di grandi molluschi bivalvi, i megalodonti. Di questo periodo sono anche le importantissime impronte e piste di dinosauri, sia erbivori che carnivori del Monte Pelmetto. Nel Giurese e nel Cretaceo abbondano le ammoniti, molluschi cefalopodi estinti, simili ai Nautilus attuali, che comunque erano presenti anche nel Trias. Del Cretaceo Superiore vanno menzionati i pesci tropicali fossili di Cinto Euganeo nei Colli Euganei. Nel Mesozoico del Veneto si rinvengono anche significative flore fossili, importantissime per la ricostruzione delle condizioni paleoecologiche. Nell’ era Cenozoica il mare è meno profondo e ricco di vita, la documentazione fossile è eccezionalmente abbondante, tanto che il Veneto è stato e continua ad essere una delle zone classiche per le ricerche paleontologiche degli studiosi di tutto il mondo. Dai numerosi giacimenti veneti provengono esemplari fossili di molluschi, coralli, ricci e stelle di mare, pesci, crostacei rettili e piante. Il giacimento più famoso, di importanza internazionale, è quello medio-eocenico di Bolca nei Monti Lessini, scoperto già nel Cinquecento, che ha restituito migliaia di reperti, prevalentemente pesci, con esemplari magnificamente conservati, di rara bellezza.







