Premio Oleario Pomea d’Oro, Roberto Ragazzi vince l’edizione numero 27
Tra i 51 produttori partecipanti si è imposto un blend in ragione ad una struttura aromatica avvolgente e raffinata, caratterizzata da intensi sentori di oliva verde, accompagnate da note erbacee fresche e un finale sofisticato che richiama sfumature di mandorla e carciofo
Sì è tenuta ieri sera, venerdi 9 maggio, presso l’Azienda Agrituristica Valbona a Lozzo Atestino (PD) la 27esima edizione del Premio Oleario Pomea d’oro, il premio istituito dal Comune di Galzignano Terme, in sinergia con il Parco Regionale dei Colli Euganei, la Provincia di Padova e Aipo Verona con il coinvolgimento di 9 comuni euganei per la valorizzazione dell’olio extravergine dei Colli padovani.

Il 1° classificato Roberto Ragazzi, con Daniele Canella, il vicesindaco di Arquà Loreggian e il presidente Volani
Un appuntamento che ogni anno conferma l’importanza e il prestigio di questa produzione, mettendo in luce il lavoro e la passione degli agricoltori che con dedizione e impegno portano avanti una tradizione millenaria. L’ulivo, infatti, è presente sulle alture padovane da tempi antichi, qui su terreni vulcanici e in presenza di un particolare microclima ha trovato un proprio habitat, pur a latitudini settentrionali. Anzi, sono proprio queste caratteristiche che lo hanno reso l’extravergine euganeo un’eccellenza sul panorama oleario internazionale.
“La qualità dell’olio euganeo sta proprio sulle colline – spiega il presidente della giuria del Concorso e tecnico dell’Associazione Interregionale Produttori Olivicoli (Aipo), Antonio Volani – nel loro essere piantate in mezzo alla Pianura Padana, affacciate sul mare. L’escursione termica, tra il piano e le alture, apporta valori importanti nei contenuti organolettici. La percentuale di acido oleico, ad esempio, è tra le più alte d’Italia raggiungendo il 78% tra gli acidi essenziali, quando un altro olio nazionale si attesta attorno al 50%. Se pensiamo che l’acido oleico nella tabella nutrizionale degli extravergine di oliva ha la più alta considerazione nel determinarne la qualità, è quello per intenderci che contribuisce al buon funzionamento del sistema cardiovascolare e mantiene a norma il colesterolo, diventa evidente che stiamo parlando di un grande prodotto. Altro punto di forza della produzione euganea sono le dimensioni. L’area è tra le più piccole anche all’interno dello stesso Veneto: nell’area gardesana l’olivicoltura si estende su 1900 ettari, interessando 2200 produttori, le colline veronesi sono coperte per altri 1500 ettari,

Il 2° classificato Silvio Pasquato di Galzignano Terme con il sindaco di Galzignano Masin e il presidente Volani
600 a Treviso, 450 a Vicenza e a Padova, ossia sui Colli Euganei, parliamo di 400 ettari in mano 260 produttori. Piccolissime aziende a conduzione famigliare, con al massimo 200 piante curate in modo quasi maniacale. Una cura che poi viene estesa nei frantoi, ne esistono solo quattro sugli Euganei, tutti dotati di macchinari nuovissimi e in continua revisione che intervengono nella frangitura appena dopo poche ore dalla raccolta delle olive, evitando ossidazioni o altre degradazioni della materia prima che inevitabilmente si ripercuoterebbero nel prodotto finale. Solo in questo modo può essere tutelata la qualità delle cultivar, l’autoctona “Rasara” o “El Matosso”, il Frantoio o il Casaliva e quelle particolari caratteristiche dell’olio euganeo che si risolvono in uno straordinario equilibrio tra fruttato e piccante che ne è la nota più distintiva”.
Valori che sono stati riscontrati in tutti gli extravergine presentati al Premio Oleario Pomea d’Oro di quest’anno, ben 51 i produttori che quest’anno hanno deciso di iscrivere il proprio olio e sottoporlo al giudizio di un panel di esperti degustatori(erano stati 30 lo scorso anno). Ma è stato quello prodotto da Roberto Ragazzi di Arquà Petrarca a mettere tutti d’accordo, in ragione della complessità dei valori sensoriali riscontrati all’olfatto – con aromi di carciofo, pomodoro, mandorle, erba appena falciata – e al gusto – amaro, dolce e piccante.
La premiazione è stata un momento di grande festa e di orgoglio per tutti i presenti, che hanno potuto assaporare la qualità indiscutibile degli oli partecipanti grazie alla degustazione organizzata in occasione della serata. Oltre alla categoria principale, sono stati premiati anche il secondo e il terzo classificato, rispettivamente Silvio Pasquato di Galzignano Terme e Michele Tommasini di Arquà Petrarca, che hanno dimostrato di essere all’altezza della concorrenza con i loro prodotti di altissima qualità.

Il 3° classificato Michele Tommasini, con Volani e il vicesindaco di Arquà Lisa Loreggian
Alle tre aziende, dunque, è stato assegnato l’attestato e la targa del Premio, mentre a tutti i partecipanti è stata rilasciata una scheda con i valori chimici e sensoriali del proprio olio, che ogni azienda potrà utilizzare anche come strumento promozionale. Del resto, tutti possono affermare di produrre un olio di alta qualità; il merito del concorso Pomea d’Oro è proprio quello di rendere tangibili, attraverso un’attenta analisi, i valori organolettici, sensoriali e nutrizionali di ciascun olio in gara. Quest’anno i risultati sono stati sorprendentemente elevati: ben 35 oli hanno superato i 90 punti su 100, con un punteggio minimo di 83 e un massimo di 98, vicino alla perfezione. Ne risulta una media di 88,76 punti, un dato che può essere assunto come riferimento indicativo della qualità della produzione olearia euganea.
“La zona di produzione di questo straordinario olio – ha spiegato il sindaco di Galzignano Terme, capofila del Premio, Riccardo Masin – è rigorosamente delimitata ai Comuni di Arquà Petrarca, Baone, Cinto Euganeo, Lozzo Atestino, Teolo, Torreglia, Rovolon, Vo’ e ovviamente Galzignano Terme. L’impegno che vede tutte le nostre amministrazioni comunali coinvolte è quello di valorizzare questa eccellenza alimentare anche al di fuori del territorio. Il Premio Oleario Pomea d’Oro è nato proprio per questo e diventando, lungo i suoi vent’anni e più di storia, uno dei test più autorevoli delle produzioni dei nostri agricoltori ha confermato una progressiva crescita nella qualità delle produzioni, indicando e confermando quella via tutta euganea che porta oggi il nostro olio ad essere tra i migliori d’Italia”.
“Questo concorso – ha sottolineato Daniele Canella, Vicepresidente Vicario della Provincia di Padova e presidente dell’edizione 2025 del Pomea d’Oro – ha il grande merito di aver innescato una vera rivoluzione culturale, portando nel territorio una nuova consapevolezza: quella di saper produrre un olio di altissima qualità”. Un prodotto che, insieme alle altre eccellenze enogastronomiche dei Colli Euganei, si sta affermando come leva di attrattività anche in chiave turistica. Sono infatti quattro le Città dell’Olio presenti nel comprensorio euganeo che si candidano a diventare poli di riferimento per il cosiddetto “turismo dell’olio”, un’esperienza che unisce cultura, paesaggio e degustazione, alla scoperta dei luoghi e dei saperi legati alla produzione dell’extravergine. “Il Premio Oleario Pomea D’oro per il miglior olio extravergine dei “Far conoscere i Colli Euganei – ha dichiarato il senatore Antonio De Poli, presente alla serata di premiazione – significa far conoscere un territorio straordinario. Questo è il vero valore di concorsi come il Pomea d’Oro: non solo promuovono il prodotto, ma valorizzano anche l’identità e le potenzialità del territorio. È proprio così che i luoghi evolvono e si rafforzano, attraverso la consapevolezza di essere realtà uniche, naturalmente vocate a quelle eccellenze che rendono il Veneto una regione straordinaria.
L’olivicoltura euganea può ancora crescere in accoppiata con la viticoltura
Intervista ad Antonio Volani di Aipo Verona, presidente della giuria del Premio Oleario Pomea d’Oro
L’area euganea rientra nella Dop Veneto insieme alla “Veneto Valpolicella” ai Colli Berici e alla “Veneto del Grappa” e abbiamo chiesto a ad Antonio Volani di Aipo, ossia l’Associazione Interregionale Produttori Olivicoli (AIPO Verona), di darci qualche informazione sul mercato dell’extravergine padovano.
Che futuro può avere olivicoltura sui Colli Euganei?
“Viste le premesse direi che può diventare una coltivazione importante per molte aziende che oggi non l’abbracciano”.
Quali sono le aziende agricole che potrebbero proporsi?
“Ritengo che le vitivinicole potrebbero essere le più indicate, quella dell’olivo è una coltura affine: servono le stesse accortezze nel campo e nella trasformazione per ottenere qualità”.
Non c’è il rischio che invece il mondo enologico fagociti quello dell’olio?
Se dovessimo metterla su un rapporto numerico il rischio c’è, da un ettaro di vigne si ottengono 65 quintali di vino, dallo stesso ettaro coltivato ad oliveto solo 6 quintali di extravergine. Ma l’extravergine euganeo è tra i più quotati dal mercato, se un extravergine di Bari si aggira sui 5 euro, l’euganeo raggiunge i 20. Inoltre il prezzo è molto più stabile di quello del vino, meno soggetto alle mode: tra qualche anno non sapremo che vino berremo, ma sulle tavole continuerà ad esserci l’olio di oliva. Direi, appunto, che olivicoltura può compensare e sostenere tutti quei punti deboli che sono del vitivinicolo. Poi parlando di una zona turistica, come quella euganea, i turisti che comprano il vino di solito cercano anche l’olio, potrebbe essere un modo per diversificare l’offerta e le possibilità di guadagno”.







