Dorà, il vino prodotto da un “monumento” di Arquà
L’iniziativa porta la firma della famiglia Borin, che da più di mezzo secolo conduce il Ristorante La Montanella, per amore della propria terra e per tutta la storia che ci sta sopra
Il legame con la terra. Non c’è ombra di dubbio che uno dei segreti che nel tempo hanno portato il Ristorante La Montanella di Arquà Petrarca ad eccellere nel panorama della ristorazione padovana, sia proprio il legame con gli Euganei e più intimamente con il proprio borgo che fu caro anche al Petrarca.

Giorgio Borin davanti alla “Dorona” la vigna che da due secoli è incastonata nel muro dell’ex osteria Al guerriero, vicino alla tomba del Petrarca in piazza San Marco ad Arquà
Un sentimento ancestrale che non ha mai abbandonato la famiglia Borin, perché se è vero che oggi la loro fama è annoverata tra quelle degli abili ristoratori, le loro radici sono contadine, fieramente rivendicate e praticate con continuità soprattutto per essere messe al servizio della loro rinomata cucina. La pasta, il pane i dolci fatti in casa – che oggi come ieri impreziosiscono la loro offerta insieme alle confetture, agli elisir e alle altre proprie produzioni – sono figli di quella cultura legata alla terra che non è mai venuta meno, come del resto lo sono anche le tante pratiche di cui La Montanella è stata antesignana: nell’uso di materie prime a Km zero, per esempio, o nella valorizzazione di tutto quello che di meglio offre il territorio, secondo la stagionalità. E a questa sensibilità per il territorio va
ascritto anche la recente esperienza come produttori di vino, perché non si tratta solo di bottiglie e di bicchieri, ma di recuperare una storia e soprattutto di darle una nuova attualità. Per questo il vino non poteva essere uno qualsiasi, ma quello di una vigna che per Arquà ha il valore di un monumento.
Un bianco piacevolmente sapido dalle note fruttate e minerali. Un vino leggero seppur antico
Una vigna vecchia almeno un paio di secoli che spunta a più di due metri d’altezza dal muro dell’ex osteria Al guerriero, proprio sotto l’insegna, che fronteggia l’arca del Petrarca. Non si sa neanche dove abbia le radici e fino a poco tempo fa neppure che vitigno fosse e quanti anni avesse. Quel che è certo è che rischiò di morire, da qui l’interessamento della famiglia Borin perché venisse posta sotto tutela o che comunque venisse riscoperta da qualche produttore locale, visto che a tutti gli effetti si tratta di un autoctono. Si salvò, ma continuò ad essere l’unico esemplare di Dorona, questo il nome del vitigno o Uva d’Oro, presente nel borgo fino a quando da uno dei suoi tralci sono state ottenute le barbatelle che poi hanno trovato dimora nella campagna della famiglia de La Montanella, dopo le necessarie autorizzazioni. L’annata 2022 è stata vinificata con il nome di Dorà, fatta nascere non da mani qualsiasi ma da quelle di Paolo Brunello, il violoncellista contadino di Baone, nelle prime trecento bottiglie numerate con dentro un vino archeologico, una storia, l’amore incondizionato per il territorio. E’ qui che La Montanella fa la differenza, è così che si scrive il futuro: dando importanza alle cose che contano!
Produzione propria, un successo!

Il Giuggiolone
Sono tante le produzioni di successo “fatte in casa” a La Montanella. Tra queste rientrano le confetture realizzate da Biancarosa che in ristorante trovano abbinamenti diversi, dal te nero al Wisky, l’Elisir di Rose, il Laurus Nobilis ottenuto dalle bacche di alloro e oggi ingrediente dell’aperitivo Godì. Il Giuggiolone, ossia il dolce realizzato con le giuggiole, altro prodotto identitario del Borgo di Arquà.







