Uccelli alleati dei viticoltori
L’adozione di alcune semplici misure in campagna può portare a risultati importanti sia per proteggere i grappoli d’uva che la biodiversità nel vigneto
A livello globale, l’intensificazione dell’agricoltura rappresenta una grave minaccia per la biodiversità e per gli ecosistemi e la viticoltura appare un settore particolarmente rilevante che apre un problema specifico e pressante. Le superfici coltivate a vite sono in costante incremento e la stragrande maggioranza dei vigneti è contraddistinta da un’intensità di gestione che generalmente lascia poco spazio a forme di vita diverse da quelle specifiche di questo tipo di coltivazione. Non parleremo dei danni che derivano dall’uso improprio e spesso spropositato dei trattamenti che stanno facendo tabula rasa della vita in agricoltura, ma di alcune accortezze gestionali che possono portare agli stessi risultati di produzione.
Per l’upupa, il torcicollo e l’averla piccola i vigneti costituiscono un habitat ideale, essendo insettivori non danneggiano l’uva e riducono la presenza dei parassiti

Cesena e storni
La vite prospera in un biotopo particolare, legato alle caratteristiche orografiche del sito, al clima, all’idrologia e alle condizioni climatiche locali. La sua coltivazione assicura la presenza di ambienti aperti, dove l’inerbimento naturale favorisce habitat importanti per mammiferi, rettili e per un’avifauna variegata come l’upupa, il torcicollo e l’averla piccola, specie minacciate emblematiche dei vigneti. Esse trovano terreno ideale nutrendosi di insetti e non danneggiano l’uva ma anzi la preservano e in qualche modo la loro presenza incide in modo negativo sulle incursioni delle specie di uccelli ghiotte di bacche e uva che può portare a perdite quantitative e qualitative del raccolto. Mentre le specie di taglia maggiore come gli storni presenti tutto l’anno e i tordi durante la migrazione autunnale si nutrono di acini interi, quelle più piccole tipo i passeri si limitano a beccarli per dissetarsi, ma creando delle porte d’entrata per il marciume che può poi propagarsi al grappolo. Sarebbe quindi, importante optare per una protezione del vigneto che rispetti la biodiversità che custodisce.
I passeri non mangiano l’uva, ma si limitano a beccare gli acini per dissetarsi, pregiudicando comunque la qualità e la maturazione del grappolo
L’agricoltore ha il diritto di proteggere le proprie colture contro un pericolo imminente, fermo restando che le misure protettive non causino danni significativi alla fauna. I viticoltori dispongono

Tordo bottaccio si nutre di bacche e di uva
di diverse possibilità per proteggere i loro vigneti, ognuna con vantaggi e svantaggi peculiari. Dissuasori ottici assicurano una protezione media del raccolto mentre quelli acustici sono dispositivi efficaci, ma molto rumorosi è conseguentemente l’uso è limitato a causa del disturbo. Le reti, come quelle contro la grandine, costituiscono l’unica misura efficace , ma la posa scorretta può avere conseguenze negative sulla fauna. Il principio generale di prudenza implica la revisione regolare delle misure adottate e la tempestiva correzione delle eventuali carenze riscontrate. Una ricerca pubblicata sul Journal of applied ecology dimostra che si può andare in una direzione più rispettosa del territorio e degli esseri viventi che lo popolano con altre metodologie. I ricercatori hanno preso in esame il territorio dell’Oltrepò Pavese, una delle aree viticole più importanti d’Italia. In tre anni hanno valutato come una semplice misura gestionale possa contribuire all’obiettivo di rendere i vigneti più ospitali per la biodiversità e più funzionali da un punto di vista dell’ecosistema locale, a beneficio anche della viticoltura stessa. La gestione alternata implica il taglio dell’erba o la lavorazione del suolo in una interfila, lo spazio tra due file di viti, ogni due anziché in tutte le file.
Le superfici coltivate a vite sono in costante incremento, nella stragrande maggioranza sono destinate a diventare spazi dalla biodiversità ridotta

Una volta ogni vigneto aveva la sua famiglia di averle piccole
Durante la sperimentazione, gli agricoltori tagliavano l’erba o lavoravano il terreno a file alterne, per poi tagliare o lavorare quelle precedentemente non trattate. Come gruppi biologici di riferimento, proprio per la loro sensibilità alle variazioni ambientali, sono stati scelti uccelli e farfalle ed è stata proprio l’instaurarsi della gestione alternata che ha favorito l’abbondanza di uccelli insettivori, importanti per limitare specie potenzialmente dannose per le coltivazioni, e granivori che contribuiscono a contenere le cosiddette “erbacce”, mentre ha mostrato un effetto più debole sulle specie che potrebbero eventualmente arrecare danni alla produzione, in quanto potenziali consumatrici di uva. Parallelamente, i ricercatori hanno valutato gli effetti della tipologia di uso del suolo su questi stessi gruppi di uccelli: quella più importante per i potenziali servizi ecosistemici forniti dagli uccelli è la copertura di cespugli, che aumenta ricchezza e abbondanza di insettivori e granivori, ma non quelle dei potenziali consumatori di uva. La gestione alternata dell’interfila del vigneto, molto facile da adottare, può quindi contribuire ad aumentare rapidamente l’idoneità dei vigneti per la biodiversità. Al tempo stesso riesce a incrementare i servizi ecosistemici e l’attrattiva delle aziende per attività ricreative in natura, contribuendo così alla loro multifunzionalità. I viticoltori coinvolti non hanno riportato effetti negativi dovuti alla gestione alternata e diversi di loro hanno notato un impatto positivo sulla percezione delle proprie aziende da parte dei consumatori che si sono mostrati molto interessati alle iniziative. Un passo importante, quindi, per la biodiversità e per restituire all’ecosistema quello che ogni giorno l’opera dell’uomo toglie.







