Gianluca Bissacco, dallo studio dentistico alla campagna
La crisi economica non ha risparmiato la sua attività e se ne è inventata un’altra coltivando piante officinali nel Delta del Po
Fragranze di lavanda. Di rosmarino. Di menta e salvia. Profumi che richiamano alla Madre terra ad un passato contadino che ha affascinato Gianluca Bissacco attraverso i racconti del nonno Sante, quando era bambino. Quelle favole che sapevano di saggezza di un sapere che solo la natura sa insegnare se sai osservare. Ne ha fatto tesoro. Ha lasciato il vecchio lavoro e si è reinventato una nuova vita. Proprio a Monti di Rivà, una frazione del Comune di Ariano, a pochi chilometri dal Parco del Delta del Po ha trovato il suo “giardino dei semplici” con le erbe officinali.
Gianluca come nasce questo desiderio di dedicarsi all’agricoltura?
“Mi sono diplomato ad Adria all’istituto odontotecnico e ho iniziato come ragazzo di bottega e successivamente ho aperto un mio studio dentistico. La crisi però ha colpito anche questo settore e anche se il lavoro mi piaceva ho dovuto chiudere l’attività”.
Non deve essere stato semplice
“Mi sono guardato attorno e ho ragionato su vecchie idee. Mi sono confrontato con amici che mi hanno dato dei buoni consigli. Mi sono messo a studiare e a cercare un terreno abbandonato senza residui chimici per poter coltivare le mie piante. Dopo tante ricerche l’ho trovato. Ci sono voluti tre anni prima di ottenere le prime piante di rosmarino, salvia e zafferano con cui realizzare i primi prodotti di cosmetica”.

Mi pare di capire che la sua filosofia è quella di dare alla terra quello che riceve?
“Mi ricordo quando ho cominciato a prendere in mano la zappa e non ho sentito la fatica ma ho scoperto delle riserve dentro di me. La natura aiuta me e io aiuto lei. Sono stato, con altre due aziende, un pioniere anche seminando la canapa. Nel mio terreno cresce tutto ed è un’oasi per le lepri e le api. Nessuno le disturba. Lavorare la terra è la mia professione e con la produzione degli olii essenziali ho i miei prodotti. Per un litro di essenza di lavanda servono cento chili di fiori. La raccolta è piuttosto faticosa ma ho la soddisfazione di dire che il risultato è eccezionale. Mi piace quello che faccio e ci metto tanto amore”.
Ultimamente ha introdotto anche lo zafferano?
“Un po’ per curiosità quattro anni fa ho preso contatto con un’azienda francese e mi sono fatto spedire dei bulbi. Questa pianta è formidabile perché duplica e triplica dopo ogni anno. La “matrice” muore e spuntano i cosiddetti “figli”. Lo ritengo un fiore magico: passi il giorno prima e non si vede nulla tutto è nascosto sotto la sabbia e il giorno dopo sbuca il fiorellino. Lo raccolgo quando è ancora chiuso. Per tutto il mese di ottobre ogni mattina faccio la raccolta a mano”.

E poi….
“Il passo successivo è quello di farlo analizzare da un laboratorio dell’Aquila che segue un particolare disciplinare per il loro zafferano DOP. Vengono verificate le muffe, il principio attivo e il grado di qualità e poi posso procedere al confezionamento. Lo uso quindi per i prodotti cosmetici e lo vendo ai ristornati che con un grammo di zafferano in cucina preparano una decina di piatti”.
Insomma ho capito che a lei piacciono molto le sperimentazioni. Mi vuole svelare l’ultima che ha in progetto?
“L’anno scorso avevo provato con l’incenso ma è andata male, quest’anno provo con un ortaggio locale che piace molto e ne ho studiato. E’ il radicchio di Chioggia, ho intenzione di realizzare una nuova linea cosmetica con l’estratto che ho testato”.







