El Fontego di Chioggia: dalle farine al pesce
Lo storico deposito dei prodotti del grano in riva al canal Vena oggi è un accogliente ristorante dove trova espressione piena la cucina tradizionale di mare chioggiotta
C’è la Chioggia delle origini al “Fontego”, quella che nel ‘300 ha persino osato rivaleggiare con la Serenissima. Dove oggi c’è il ristorante “El Fontego”, tempio della cucina di mare al cui timone c’è Sergio Pagan, anticamente (ovvero dal XIV secolo) c’era il Fontego delle Farine. E la storia traspare tutta in questo bel locale affacciato sulla pittoresca piazzetta XX Settembre. Traspare dalle sue pareti, dalle sue colonne, dall’atmosfera schiettamente popolare che vi si respira per quanto oggi sia un locale al passo con i tempi, sobrio ed elegante al tempo stesso. Lo spirito di allora si coglie anche d’estate quando nell’invitante plateatico allestito nella piazzetta si colgono gli echi inconfondibili e pittoreschi della Chioggia di tutti i giorni: dall’andirivieni di barche sul vicino canale della Vena allo struscio dei turisti lungo il corso del Popolo. Gli stessi rumori di un tempo, quando erano i mercanti ad affollare la piazzetta. Bello “El Fontego”, stimola ad entrare.
Manco a dirlo è il pesce la proposta forte del ristorante fondato oltre mezzo secolo fa da Loredano Pagan, chioggiotto doc che dopo la scuola alberghiera si trasferì a Torino per affinare il mestiere. Per poi tornare a Chioggia e aprire il ristorante “Al Bersagliere”. “El Fontego” è lo step successivo di un percorso di crescita che ha trovato poi nel figlio Sergio un abile interprete. Sergio tornò da New York per dedicarsi al locale di famiglia. Tornò con il piglio deciso di chi finalmente aveva capito qual era la sua strada. “El Fontego” venne restaurato per diventare quello che è oggi. Dispone di ben 140 posti a sedere (200 d’estate) che nei fine settimana vanno a ruba.
Cucina di pesce, si diceva. E ci mancherebbe altro! Chioggia è uno dei poli pescherecci della penisola. Lungo le sue calli l’aria è impregnata dai profumi del mare. In menù al Fontego c’è di tutto, con l’aggiunta di qualche piccola sorpresa quotidiana trovata al mercato da Sergio o dalla moglie Raffaella. E vorremmo sfatare anche un luogo comune: Chioggia è invitante anche d’inverno, stagione in cui il mare esprime il meglio dal punto di vista gastronomico.
A tavola al Fontego non mancano i tradizionali “bussolà” di Chioggia, vera specialità dei forni locali. Poi arrivano tre prelibatezze cotte al vapore: la “granseola” nel suo guscio, le “canocie” e le “schie” su letto di polentina; seguono due morbide e gustose cappesante dell’Adriatico cotte alla brace (che differenza rispetto a quelle di provenienza asiatica), quindi il fritto misto di scampetti e calamaretti spillo (che fragranza). Una cena che si è rivelata un tuffo nella tradizione chioggiotta. Orfana dei primi semplicemente perché sarebbe diventata abbondante, ma va detto che il locale è famoso anche per i suoi spaghetti alle vongole veraci della laguna, per i tagliolini con radicchio di Chioggia e mazzancolle, per la zuppa di pesce alla chioggiotta. Fritture e grigliate hanno ampie sezioni dedicate nel menù e occhieggia anche una sezione di pesce al forno. Come pure, tra gli antipasti, una piccola vetrina dedicata ai crudi (oggi tanto di moda). Per chi non ha la fortuna di amare il pesce c’è qualche pietanza di carne. Se vogliamo trovare un comune denominatore per definire la cucina del “Fontego”, direi la schiettezza della materia prima e una certa coerenza con la tradizione chioggiotta. Carta dei vini che guarda soprattutto ai bianchi e alle bollicine per offrire un’ottima gamma di etichette da abbinare al pesce. Poi tanti tipi di sorbetti e di dolci fatti in casa. Buono il rapporto qualità – prezzo. Da consigliare i menù degustazione.
Il “Fontego” ha sdoganato nella ristorazione anche la pizza andando a intercettare una fascia di appassionati (specie i bambini) che la prediligono alla cena. Nel complesso una bella esperienza al “Fontego” di cui abbiamo anche apprezzato l’accoglienza, schietta e mai sopra le righe. Di Sergio Pagan, discreto padrone di casa, è evidente il profilo professionale maturato all’estero. Specie con i clienti stranieri è una bella carta da giocare.








