Cinque vini e cinque proposte
Andar per il Veneto, tra etichette e cantine per incontrare luoghi e storie diverse, ma che portano tutte un tappo
Parliamo di vini: sono molti, eppure sulle tavole si bevono sempre gli stessi. Perché non provare ogni tanto qualche cosa di nuovo, oggi che le proposte non mancano di certo? Le cantine infatti cercano non solo di migliorare, ma anche di differenziarsi inseguendo nuove idee, azzardando mix inediti o recuperando vitigni rari e quasi perduti. Ecco qualche proposta di vini da bere in diversi momenti e di varie fasce di prezzo, scelti spaziando tra le diverse province venete. Per questa volta abbiamo pensato a una Celebrità (i vini di cui avete forse sentito parlare e una volta vi piacerebbe assaggiare), una Riscoperta (vini da uve di un tempo o che non si facevano più da tempo), una Novità (curiosità), una Tradizione (andiamo sul sicuro!) e per finire una proposta per i Giovani (ma in realtà adatta a tutti).
La celebrità
Vignalta Gemola, tre bicchieri dalla guida Gambero Rosso tra i vini “riscoperti”

Quella di Vignalta è forse oggi la cantina di punta dei Colli Euganei e alcuni dei suoi vini – Venda, Sirio, Marrano ad esempio – sono noti a molti addetti ai lavori. Al vertice della produzione, vi è però il Gemola, un Colli Euganei Rosso Doc spesso premiato e la cui annata 2004, ad esempio, ha di recente ottenuto i tre bicchieri dalla guida Gambero Rosso tra i vini “riscoperti” (ovvero riassaggiati dopo anni). È prodotto principalmente da uve Merlot (70%) e per la restante parte Cabernet Franc, coltivate nel monte che gli dà il nome a circa 150 metri di altitudine. Beneficia del perfetto clima e suolo collinare, di un’accurata lavorazione in vigna e di una resa di soli 60 quintali per ettaro. In cantina affina due anni in botti di rovere e poi altri 12 in bottiglia. Raggiunge i 14,5% Vol e viene consigliato di servirlo a 18-19 °C. Cosa abbinare a un vino di questo genere? Qualcosa della stessa struttura, come carni brasate. Oppure va semplicemente degustato centellinandolo, con gli amici, nelle ultime e ancora fresche serate di primavera.
La riscoperta
Vanduja Rosso Igt Vigneti delle Dolomiti, il piacere di fare vino in una terra difficile come il Bellunese

L’azienda agricola di Marco e Valentina De Bacco si sta facendo conoscere non solo per essere una delle poche a fare vino in Valbelluna (Seren del Grappa), ma anche per la scelta di valorizzare vitigni “di una volta”, più o meno autoctoni ma comunque un tempo utilizzati nell’areale. Ecco quindi uve ormai dimenticate come Pavana, Gata e Bianchetta Fonzasina che danno origine a vini che prendono il nome dai pionieri dell’azienda, come Bepi Vanduja e Piero Saca. Vigneti difficili per le condizioni geografiche e climatiche, terreni alti e sassosi, scoscesi; vini creati in modo personale, come è giusto che sia con tale materia prima. Tra tutti vogliamo citare il Vanduja Rosso Igt Vigneti delle Dolomiti da 12,5% Vol. prodotto da uve Pavana e Trevisana Nera con resa inferiore ai 50 quintali per ettaro. Grappoli selezionati manualmente e portati in cantina in cassetta. Due mesi di acciaio e due in barrique. Complesso, austero, erbaceo ma morbido: non per tutti, ma da assaggiare magari accompagnato al classico pane e salame (quello bellunese). Ma perché non provare anche il Saca, spumante da uve Bianchetta?
La novità
Lessini Durello DOC Marcato Extra Brut AR, un millesimato che aspetta 10 anni prima di far saltare il tappo

Bollicine? Perché no. Però quelle dello spumante metodo classico per eccellenza del Veneto, il Durello. La novità è che il marchio per eccellenza del Duello, Marcato, è ora di proprietà dell’azienda Gianni Tessari, che lo manterrà in vita per la linea di spumanti a base di uva Durella, la varietà autoctona coltivata tra le province di Verona e Vicenza, caratterizzata da una spiccata acidità e buccia spessa e ricca di tannini. Un’uva perfetta per farne uno spumante come piace oggi, complesso come deve essere un metodo classico ma fresco anche dopo anni. Punta di diamante della gamma è il Lessini Durello DOC Marcato Extra Brut AR, un millesimato che aspetta ben 120 mesi (ovvero 10 anni!), di cui almeno un centinaio sui lieviti, nelle cave sotterranee della cantina prima di essere messo in commercio. L’anno scorso è uscita l’annata 2006. La gamma comprende anche versioni più “giovani”, come il 36 e il 60 mesi, e una linea di spumanti tra cui ci sono pure un rosè e un inedito Durello in versione dolce. Sono vini che raggiungono al massimo i 12% Vol. e vanno bevuti a una temperatura di 6-8 °C. Con cosa abbinarli? Quelli più “stagionati”, visto anche il costo (attorno ai 30 euro in enoteca), vanno senz’altro con piatti di pesce pregiato e crostacei: sono un’alternativa valida e tutta veneta a Franciacorta e Champagne.
La tradizione
Dal Maso, Montemitorio Tai Rosso Colli Berici Doc: un’etichetta due premi al concorso francese Grenache du monde 2017

Non possiamo più chiamarlo Tocai, ma solo Tai. Ma è buono comunque! Il Tai Rosso dell’azienda Dal Maso di Montebello Vicentino, con uve coltivate sui Colli Berici, è una garanzia. Tanto da essere stato premiato, in due tipologie, in febbraio alla quinta edizione del concorso francese Grenache du monde 2017 (perché il Tocai è un clone della Grenache). Si tratta in primis del Montemitorio Tai Rosso Colli Berici Doc (quello presentato al concorso era l’annata 2015), prodotto con uve 100% Tocai allevate a Lonigo e Alonte: è di un bel rosso rubino e fa 13% Vol. e matura 12 mesi in vasche di acciaio e cemento, e altri tre in bottiglia prima della commercializzazione. Si può lasciare invecchiare, ma non troppo. Da abbinare a primi piatti elaborati, ma soprattutto a secondi di carne rossa e, volendo, selvaggina. Servire a 12°C.
Della stessa azienda c’è anche il più impegnativo Colpizzarda Tai Rosso Colli Berici DOC, circa 14% Vol., 14 mesi di barrique e sei di bottiglia.
Vino per i giovani
Scaia Garganega e Chardonnay, perché dalla Valpolicella non viene solo l’Amarone

Dalla Valpolicella non viene solo l’Amarone. Una delle aziende di maggiore crescita, la Tenuta Sant’Antonio dei fratelli Castagnedi, con sede a San Briccio di Mezzane di Sotto, ha riscontrato un grande successo con una linea di vini chiamata Scaia. Si tratta di prodotti che reinterpretano la tradizione con una certa libertà e puntano a un mercato ampio. Dei quattro che compongono la linea propongo lo Scaia Garganega e Chardonnay, con uve provenienti dalla zona di Colognola ai Colli, Mezzane e Illasi, fresco e dalla piacevole acidità e una gradazione attorno ai 12,50% Vol. Va bevuto giovane (massimo un paio d’anni) a una temperatura attorno ai 10 °C ed è ricco di profumi di frutta bianca e esotica. Perfetto come aperitivo alternativo alle bollicine, e per accompagnare piatti delicati. Della gamma Scaia fanno parte il Rosato (uve Rondinella) e i rossi Corvina (uve Corvina) e Paradiso (stesse uve dell’Amarone con una piccola parte di Cabernet Sauvignon).






