Ci stiamo mangiando il mondo
La scienza si chiede se esista un modo per ridurre l’impatto dell’agricoltura e dell’allevamento sul pianeta e se, addirittura, esista la possibilità di portare ad un beneficio per il clima
Al mondo della scienza ormai è evidente: molti dei sistemi con cui produciamo cibo hanno accelerato il cambiamento climatico. Oggi la domanda a cui cercano di rispondere i ricercatori è se esista un modo per ridurre l’impatto dell’agricoltura e dell’allevamento sul pianeta e se, addirittura, esista la possibilità di portare ad un beneficio per il clima attraverso questi.
Una startup di New York ha recentemente lanciato Air Vodka, il primo liquore al mondo a utilizzare etanolo prodotto dalla CO2 catturata dall’aria
In Danimarca, ad esempio, esiste un progetto costituito da una piccola serra, un ambiente chiuso e monitorato, dove viene allevata una mucca di nome Daisy. A supervisionare il benessere della mucca c’è un team di professori dell’Università di Aarhus. Daisy vive isolata all’interno della serra in modo che sia possibile misurare la sua emissione gassosa. I rigurgiti delle mucche, infatti, sono ricchi di metano, un gas serra tra i responsabili del cambiamento climatico. A produrlo è lo stomaco dei ruminanti, dove si trovano delle colonie di microbi, chiamati Archaea, che avviano la fermentazione di cibi a basso contenuto nutritivo, come erbe e foglie, per estrarre quanti più nutrienti possibile. Ed è su questi microbi che si stanno spostando le attenzioni dei ricercatori, perché se si riuscisse ad evitare la produzione di metano, avremmo allevamenti climaticamente neutri.

L’industria del bestiame rappresenta il 40% di tutte le emissioni di metano provenienti dalla produzione alimentare
Un altro progetto rivolto a contenere la presenza di metano nell’atmosfera, invece, riguarda la sua cattura attraverso fonti alimentari alternative come le alghe. L’asparagopsis è una specie di alga di acqua dolce coltivata in Australia, contiene un composto chiamato bromoformio che si lega al metano. Le alghe, introdotte nell’ alimentazione della mucca per circa il 2% del fabbisogno alimentare provocano una riduzione delle emissioni di metano dell’animale fino al 98%.
Ci sono, tuttavia, dubbi sul fatto che alle mucche piaccia il sapore delle alghe, in alcuni esperimenti il bestiame ha ridotto la quantità di cibo assunta, dopo che le alghe sono state introdotte nella loro dieta. Il bromoformio inoltre può essere cancerogeno negli esseri umani, sebbene ci siano poche ricerche per dimostrare se questo venga trasferito alla carne e al latte.
Diverse aziende americane, specializzate nell’agricoltura di precisione, sostengono di aver ridotto l’uso di pesticidi del 70-90% rispetto alle coltivazione tradizionali
Sulla costa sud-occidentale dell’isola di Vancouver nella Columbia Britannica, in Canada, invece, alcuni scienziati in sinergia con agricoltori stanno lavorando per migliorare i loro allevamenti di alghe marine affinché diventino i più grandi del Nord America. Queste alghe commestibili sono una delle poche fonti vegane di vitamina B12 e per crescere richiede solo il mare e la luce del sole.
Il processo di coltivazione inizia raccogliendo le alghe e facendole riprodurre in vivaio. Dopo 45 giorni, le piantine sono sufficientemente sviluppate per essere dislocate in mare dove sono attaccate alle linee di coltivazione.
Non solo l’allevamento di alghe emette pochi gas serra, ma è 20 volte più efficace nel sequestrare il carbonio rispetto alle piante terrestri, secondo uno studio del 2019 dell’Università di Harvard. Quando le alghe crescono, una certa quantità di esse si depositano sul fondo nell’oceano profondo e rimangono per sempre nel sedimento. Questo permette una forma di sequestro permanente del carbonio. Allo stesso tempo in cui immagazzinano carbonio, le alghe assorbono anche i nutrienti in eccesso provenienti dai fertilizzanti che vengono dilavati nei fiumi e negli oceani. Una delle risposte che provengono dal settore primario negli ultimi anni è l’agricoltura di precisione, rivolta a calibrare esattamente la giusta quantità di acqua e di trattamenti chimici evitando sprechi diffusi.

L’agricoltura di precisione calibra esattamente la giusta quantità di acqua e di trattamenti chimici ed evita sprechi diffusi
Anche lo studio di nuove macchine agricole è piuttosto avanzato. Diverse aziende americane, che si stanno dedicando allo sviluppo di questi macchinari, sostengono di aver ridotto l’uso di pesticidi del 70-90% rispetto a quelle normalmente utilizzate nei metodi di coltivazione tradizionali. Si tratta di robot piuttosto sofisticati, dove delle telecamere sono collegate a uno spruzzatore semovente e a processori di computer che utilizzano un algoritmo di apprendimento automatico per riconoscere l’immagine acquisita in millisecondi. Sulla base di queste informazioni, la macchina determina se spruzzare o meno l’erbicida. L’intelligenza artificiale viene addestrata per un paio di stagioni in modo da poter riconoscere l’erba e distinguerla dal raccolto.
Ma una nuova generazione di agricoltori spera di eliminare del tutto l’uso di fertilizzanti artificiali e pesticidi consentendo invece ai microrganismi naturali che vivono nel suolo di prosperare. Sebbene l’agricoltura industriale abbia determinato aumenti significativi dei raccolti e reso possibile il nutrimento di una popolazione in rapida crescita, alcune pratiche possono degradare il suolo. Ed è su questi aspetti che interviene l’agricoltura rigenerativa, ossia rivolta ad evitare una lavorazione eccessiva per lasciare intatta la struttura del suolo. Questo, insieme ad altre pratiche come l’uso di colture di copertura e piantagioni diverse associate, hanno lo scopo di aiutare a trasformare nuovamente il suolo in un deposito di carbonio. Con l’aiuto di tecniche di modifica genetica di precisione, alcuni ricercatori stanno sviluppando nuove varietà di colture in grado di catturare più carbonio dall’atmosfera.
L’agricoltura indoor, avviene in grandi capannoni, senza utilizzo del suolo, senza luce solare, riducendo significativamente l’uso di acqua e senza impiego di pesticidi
Altre esperienze di ricerca sono rivolte verso l’agricoltura indoor, dove le colture crescono al coperto in grandi capannoni senza utilizzo del suolo, senza luce solare, riducendo significativamente l’uso di acqua e senza impiego di pesticidi, tuttavia questa tecnica non può essere applicata alle colture estensive come i cereali. Un’alternativa sono le serre con acqua di mare, che utilizzano solo acqua salata e luce solare per coltivare cibo, anche in ambienti desertici e inospitali. Resta poi da giocare la carta di un cambiamento della nostra alimentazione. Da qualche anno hanno preso piede anche in Veneto allevamenti di insetti da destinare al nutrimento umano. Grilli, coleotteri, cavallette contengono le stesse proteine della carne e fino a tre volte più vitamina B12. La ricerca mostra che non solo queste concentrazioni sono molto più elevate, ma sono anche più assorbibili. A differenza del manzo e del maiale, l’allevamento di insetti emette gas serra relativamente bassi e richiede pochissimo cibo, terra o acqua.
Ma ci sono esperienze anche più complesse e fantasiose, come quella di cui è protagonista l’Air Company, una startup con sede a New York, che ha recentemente lanciato Air Vodka, il primo liquore al mondo a utilizzare etanolo prodotto dalla CO2 catturata dall’aria. La CO2 viene raccolta e combinata con l’idrogeno rinnovabile prodotto dall’elettrolisi dell’acqua per creare l’alcol.

Secondo uno studio del 2019 dell’Università di Harvard un allevamento di alghe è 20 volte più efficace nel sequestrare il carbonio rispetto alle piante terrestri
Sebbene la vodka potrebbe non risolvere i problemi di sicurezza alimentare globale, questi prodotti di consumo stanno contribuendo a creare domanda per la tecnologia di cattura del carbonio, che se implementata potrebbe svolgere un ruolo nella riduzione delle emissioni di CO2.
Non esiste un approccio miracoloso per rendere l’agricoltura e l’allevamento più sostenibile, ma i ricercatori e le aziende che sono all’avanguardia stanno dimostrando che ci sono soluzioni. La combinazione di innovazione tecnologica, nuovi modi di coltivare e ed allevate, e cambiare la domanda dei consumatori creerà un cambiamento significativo nell’impronta alimentare mondiale. Gli strumenti, la tecnologia e le pratiche che potrebbero trasformare completamente la produzione alimentare da un carico ambientale a una soluzione verde sono possibili, se usarli dipende da noi.







