L’albero è simbolo della vita e si rinnova ogni Natale
Il suo culto ha attraversato epoche, popoli e religioni ma per incontrare il primo vero pino di Natale bisogna tornare nel 1441 in Estonia, a Tallin, mentre in Italia ha fatto la sua comparsa nella seconda metà dell’Ottocento, grazie alla regina Margherita
Il Natale è uno dei giorni più attesi dell’anno e inizia a farsi sentire nell’aria già molto prima del 25 dicembre: c’è attesa, c’è preparazione, c’è un vero e proprio spirito natalizio fatto di tradizioni, simboli, ricorrenze condivise e riconosciute da tutti noi. La cinematografia, così come la letteratura, ci hanno insegnato che a Natale si intrecciano storie e destini in un tempo sospeso tra passato, presente e futuro, tra luci e colori, tra presepi e alberi addobbati. Se risalire all’origine di alcuni di questi simboli è forse più immediato, come nel caso del presepe, meno facile è la ricostruzione della tradizione dell’abete addobbato.

Perché prima delle palline, dei fili colorati e delle luci, l’abete è un albero il cui culto, in occasione di riti e cerimoniali, proviene da lontano. Un lontano non geografico, quanto piuttosto di tempo, di secoli. Posizionato a metà strada tra paganesimo e cristianesimo, l’albero come segno distintivo del Natale è un’usanza che ha radici antiche quasi quanto la storia dell’uomo. L’albero, infatti, di cultura in cultura è stato sempre portatore di un forte significato, quello della vita: ma come è diventato uno dei simboli più famosi di questo giorno? Per rispondere, bisogna fare un salto indietro nel tempo fino alle rive del Nilo, nel cuore della civiltà egizia. È qui che un evento astronomico come il solstizio d’inverno è diventato di diritto l’antenato del nostro Natale perché, pur essendo il giorno più corto dell’anno, è anche il preciso momento in cui la luce inizia a riconquistare terreno sul buio e la primavera si fa pian piano spazio. Una rinascita per la luce, insomma, e una rinascita anche per le persone felici di accogliere finalmente giornate più lunghe. I festeggiamenti in onore del solstizio dicembrino non si sono limitati al Vicino Oriente ma, attraverso le genti, sono giunte fino ai Romani che presero l’abitudine di dedicare il giorno del Sol Invictus al dio Mitra ornando un albero sacro di oggetti votivi.
I sacerdoti druidi in occasione delle celebrazioni invernali per il solstizio sceglievano di decorare alberi sempreverdi per auspicare metaforicamente la lunga vita
Ma è con i Celti che il destino di un arbusto in particolare, l’abete, subisce la sua svolta definitiva legandosi indissolubilmente alle sorti di quello che diventerà poi in epoca contemporanea il Natale. I sacerdoti druidi, non a caso, in occasione delle celebrazioni invernali per il solstizio scelgono di decorare proprio gli abeti che per la loro natura di sempreverdi, rappresentano metaforicamente la lunga vita. Anche tra i Vichinghi dell’estremo nord pare ci fosse l’usanza consolidata di tagliare gli abeti rossi per portarli all’interno delle case e decorarli in onore della notte più lunga dell’anno. In ambito pagano, quindi, gli antenati dell’albero di Natale come lo conosciamo oggi non mancano di certo anche se la storia dell’abete nel corso del Medioevo si arricchisce di nuove sfumature. Dall’Europa centro-nordica parte, infatti, un nuovo modo di intendere e vivere gli antichi riti pagani e gli usi, fino a quel momento tramandati, rivivono nel contesto cristiano.
E così, in Germania il 24 dicembre, durante “Il gioco di Adamo e di Eva” le piazze e le chiese si riempivano di alberi e di tutto ciò che potesse ricreare l’abbondanza del Paradiso Terrestre. Se all’inizio gli alberi utilizzati erano alberi da frutto, ben presto questi vengono sostituiti dagli abeti, simbolo di rinascita e di nuova vita, portatori di un dono eccezionale rispetto a tutte le piante non sempreverdi. Il significato cristiano di questo simbolo natalizio è chiaramente legato alla scena biblica riproposta in occasione di gioco medioevale, che vedeva Adamo ed Eva cadere ai piedi dell’albero posto al centro dell’Eden e ricevere il perdono davanti a quello della vita con la nascita di Gesù. Una dimensione certo diversa da quelle tipicamente pagane ma che condivide con Egizi, Celti e Romani la convinzione che l’albero sia l’unico strumento adatto a celebrare la vita in tutte le sue accezioni e forme.
La tradizione di decorare un arbusto rimane per alcuni secoli limitata alle regioni della Renania perché considerata dai cattolici un’usanza protestante. Dopo il Congresso di Vienna, nel 1816, la principessa Henrietta von Nassau-Weilburg porta l’albero di Natale a Vienna: un passo che segna la sua successiva diffusione in tutti i paesi d’Europa
Tra leggende e tradizioni sembra che l’abete natalizio, in senso moderno, abbia fatto la sua prima apparizione nel 1441 in Estonia, a Tallin. Da questo momento in poi è tutto un crescendo, con il primo vero pino di Natale a Riga nel 1510, seguito da Brema nel 1570. La tradizione di decorare un arbusto rimane per alcuni secoli limitata alle regioni della Renania perché considerata dai cattolici un’usanza protestante. Dopo il Congresso di Vienna, nel 1816, la principessa Henrietta von Nassau-Weilburg porta l’albero di Natale a Vienna: un passo che segna la sua successiva diffusione in tutti i paesi d’Europa. E in Italia, è la regina Margherita a volere il primo albero decorato al Quirinale nella seconda metà dell’Ottocento.

La città di Tallin, in Estonia, dove la leggenda vuole sia iniziata la tradizione dell’albero di natale moderno
Una storia lunga secoli, che ha attraversato culture diverse e credenze opposte, per arrivare ad assumere la forma e il significato che noi tutti conosciamo. Al di là degli addobbi, delle luci e dei doni, rimane l’albero. Un simbolo biblico con una forte connotazione spirituale che è stato però capace di essere prima di tutto portatore di un importante significato nel quotidiano delle persone. A partire dai riti pagani per arrivare ai giochi medioevali, infatti, l’albero è sempre riuscito a tradurre materialmente il bagaglio di valori necessario nella vita di tutti i giorni: resistenza, speranza e forza di rinascita. Che sia per la sua natura a metà tra terrestre e celeste o per i suoi rami sempre tesi verso l’alto, verso qualcosa di migliore, non è dato sapere. Ciò che è certo però è che l’albero prima di essere simbolo del Natale, è simbolo dell’uomo.







